Quando le coccinelle perdono i pois
È nevicato oggi nei pressi di Bagnoregio, un paesino della Tuscia, nel Lazio, meglio conosciuto come 'la città che muore', e annoverato tra i borghi più singolari e suggestivi d'Italia.È un freddo incisivo. Devo ricordarmi di mettere le catene da neve in macchina. E devo decidere se spostare le piante dal terrazzo all'interno di casa. Temo per loro il gelo.
Non ho notizia delle cimici, da un paio di giorni. Chissà se resisteranno. Ho aspettato con ansia per tutta la giornata questo momento. Sentivo la testa come una centrifuga di idee e dovevo scegliere l'argomento più appropriato da affrontare. E fare ordine. Ci sono delle priorita'. Fermarsi a sentire quali sono, è un po' come fare la lista della spesa, lasciando le cose meno necessarie alla sopravvivenza alla fine, e forse comprarle.
Ci ho pensato e ripensato. Le coccinelle oggi erano quella priorita'.
In qualche modo, da qualche parte, gattonando nei cunicoli della mia mente riflettevo su di loro. Ce ne sono di una lauta varietà.
Ci imbattiamo nelle più comuni. O magari facciamo caso alle più comuni, proprio perché ci sono familiari, ma incontriamo anche le altre. Non prestandovi attenzione. Alle coccinelle senza pois porta fortuna non prestiamo attenzione. L'essere umano è abituato ad apprezzare ciò che conosce. Ed è sempre allo stesso modo condizionato a sentire la mancanza di quello che possedeva. Che aveva conosciuto.
Raramente desidera ciò che non ha conosciuto. È complesso desiderare qualcosa che non c'è. Che non ha la forma di un desiderio. Piuttosto spaventa, crea angoscia.
E poi ci sono io, sempre alla ricerca di quel #nonsocche'da desiderare.
Camminando ho incontrando una coccinella sulla strada asfaltata. Completamente nera. E i pois? O cavolo!Forse non è una coccinella. Ho pensato.
Forse non ci avevi fatto mai caso Sara. Forse i pois sono volati via. Cancellati come quando passi e ripassi la gomma su un errore a matita, Un cancellino di feltro sulla lavagna. E via, scompare tutta la formula impressa con il gessetto.
In effetti, quella era una coccinella. Non come quella in foto, ricordo di uno scatto dei miei giorni slow in quarantena.
Le coccinelle, sono più di 6000 tipi. Quelle con i pois, che possiedono almeno 7 puntini neri su guscio rosso, si narra che portino fortuna. Soprattutto quando una coccinella ci si posa addosso.
Di tutte le altre siamo ignari. Non chiediamo raccomandazioni tipo "o portami fortuna coccinella, Ne ho tanto bisogno! Non volare via, aspetta, esprimo un desiderio prima che tu te ne vada!".
Ma chi porta fortuna alla coccinella, chi dona speranza, chi fiducia?
Ci avevi pensato mai se una volta smarrito il loro coraggio e esaurito la fortuna, le coccinelle lasciassero volare via i magici pois portafortuna e diventassero delle comuni coccinelle, nere o con pochi pois?
Se smettessimo di pretendere quello che gli altri potrebbero donarci spontaneamente, se imparassimo a perdere nel momento in cui doniamo
Se imparassimo a cadere
Se dicessimo per primi "buona fortuna anche a te, coccinella"!
Forse le coccinelle smetterebbero di perdere i loro pois portafortuna. E tutte le coccinelle sarebbero a pois.
Io credo che sia così che si costruisca il senso della #sicurezza nell' andare nel mondo. Con il diritto di ricevere quella spinta che
Le fiabe chiamano ,'buona fortuna', e che
Io chiamo coraggio, sostegno, F I D U C I A.


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