La stagione degli abbandoni

 Verra' Carico. Di temporali. Che magari non pioveranno.

Passi incerti. Come 

Giorni che non coincidono.

Tempi liberi pieni

Tempi pieni vuoti

Promesse. Meglio poche, meglio 

Farne una alla volta.

Sottovoce.

Prima di andare a dormire.

Sono giorni che corrono troppo veloci. 

Va bene l'autunno ma di ferie.

Di odore di rugiada e brina.


Di primi freddi la mattina.

Di funghi spontanei,

Capelli che cadono come castagne. È periodo. 

Raccoglierle.  Magari fotografare i tronchi.

Violando i terreni dei castagneti.

Ricordare l' odore del mosto.

Preferire il rosso. Sempre. Più corposo e deciso.

Tirare fuori la vestaglia di pile. Cominciare.

Di nuovo a respirare.

Dovrebbe durare tutto l'anno

#La#stagione#degli#abbandoni, 

La temiamo  più spesso invece. 

Tutto cade. La natura cede. Non lavora. Si  arrende alla sorte. Al ciclo delle cose. Senza guerre, accanimenti. Senza rumore.

 Deve essere la ragione per cui c'è una pace paradisiaca a camminare sopra un letto di foglie. A lasciarsi avvolgere dal silenzio ovattato della brina la mattina presto. L' autunno non fa'. Rilascia.

 E allora Faro così. Rilascero'. Mi alzerò un giorno all'alba e salirò in terrazzo a sincerarmi della prima guazza di umidità sulle mattonelle. 

Desiderero' quelle caldarroste e una fiaba 

da raccontare, per terra con un caminetto acceso che non ho. E insieme guarderemo l' effetto del rosso porpora nei calici di vino. I segni sul bicchiere e sulle nostre labbra.

Ed io Avrò smesso di fare la guerra

E non avrò solo un rifugio 

Ma un riparo perché 

Pioverà e 

.

Avrò recuperato chiavi

Rimesso apposto libri 

Rispolverato ricordi.

Ritrovato fiducia.

Avrò raggiunto un dolore alle sue

Estremità.

Ne avrò parlato, senza sciuparlo.

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