Note a piè di pagina


 Una nota potrebbe essere l'elemento che compone una canzone. Tante note per  fare gli accordi per un brano musicale. O una sinfonia.

Ma non si tratta nel mio caso di tutto questo.

Un anno fa' ne parlavo con una mia amica scrittrice:  pubblicare un post dedicato alle note a piè di pagina. Poi la questione è caduta nel dimenticatoio. E un anno è passato rapidamente. Forse il tempo giusto che serviva per mettere insieme quelle note. Per trovare gli accordi giusti.

Ho legato altre parole. Perché di questo si tratta. Nel frattempo. Prima di buttare giù il pezzo.

E quello che è pregnante evidentemente ritorna. Alla fine dell'anno. Come una promessa.

Mi sentivo particolarmente brulicante di pensieri prodotti ovunque in quel periodo di buone intenzioni. Pertanto un post sulle note a piè di pagina voleva essere un tentativo di coprire un fabbisogno creativo, di mettere ordine. Ma c'erano altre cose da dirmi prima di tutto.

Perché per chi scrive è risaputo, le note a piè di pagina sono un vero incubo o un continuo aprire parentesi che dovresti approfondire o vorresti,  nel corpo della pagina. Ma non hai tempo, o rischieresti di andare fuori tema, o tutto  l'elaborato diventerebbe troppo criptico, rischiando di far perdere anche il lettore più motivato e concentrato.

Ma in fondo è forse questo che sono le note a piè di pagina, un esplicazione spesso letta, da chi cerca approfondimenti e chiarimenti; un qualcosa su cui sorvolare per chi invece non vuole addentrarsi troppo. Un godimento da intellettuali so chic, nel primo caso, un vero sbattimento dell'anima nel secondo.

Chi si addentra, corre anche il rischio di intrappolarsi in quei contenuti, di fissarli in altri asterischi, di aprire altre parentesi, di interrogare lo scrittore sul perché di quella nota. 

Chi invece rimane sull' uscio non vuole restare invischiato, si ferma alla prima lettura, non vuole porsi altre domande, gli sta bene la prima interpretazione, la versione short. Tanto poi troppa analisi gli fa perdere il succo del discorso.

Ma a me piace faticare. Io sono una mente da contorsioni e adotto uno stile più circense. Arrovello il lettore, lo perdo di vista. Perché nello scrivere contemporaneamente cerco la sintesi, ma anche l'apertura. Se la nota a piè di pagina non c'è  io la creo.

Mi sono sempre figurata la vita come una Matrioska. Come un qualcosa che sta dentro a un altra cosa, ma non ti basta. Non finisce mica così. Infatti ho sempre fatto fatica a capire la teoria del Big bang, perché mi sto ancora interrogando, su quel niente che c' era ancora prima della scintilla tra particelle.

Credo che niente come le parole trasformi il senso banale delle cose, le destrutturi, le scombini,  le faccia discutere, le contraddica. E le ricombini in modo da farle coesistere. Niente come raccontarsi rimette a posto. Niente che finisca davvero prima o poi.

Ho fatto litigare i miei pensieri, messo in fila assiomi, mi sono accorta di essere piena zeppa di cliché, stereotipi e convinzioni. Ho scelto la guerra e il conflitto, così ne ho conosciuto  tutti i soldatini sul campo. Ho bendato le ferite dei vivi, ho seppellito i morti. Perché una faida prima o poi finisce. E sopraggiunge la pace.

Ma non è tutto, perché in tutto questo sturmtruppen di strofe e rime improvvisate, 

ho immaginato la vita come una serie infinita di continui rimandi a, spezzoni da approfondire, passi da sottolineare, enunciati complicati da spogliare di complessità, animi arrovelati da rendere intellegibili. Ho cercato di vedere come le persone si raccontano, quali aneddoti usano. Quanto spesso inseriscono gli asterischi in una frase, quanto durano i loro periodi, prima di andare  a capo. Quante volte hanno bisogno di ripetere la versione sempre uguale del racconto, prima di cambiarla.

Le parole curano, sistemano paesaggi interiori fatti di tempeste, burrasche, pandemie, lockdown interiori, paure. 

Le parole mi hanno fatta sentire libera, mi hanno dato occasioni, sempre di sapere che non finisce qui. Soprattutto in piena pandemia, quando costrizione era una parola troppo dura per poter essere interpretata letteralmente. 

Le note a piè di pagina sono tutte le cose  che ho avuto il coraggio di illuminare e di raccontare 

Non trascurando il fatto che è proprio la' dove il carattere è scritto in piccolo e  a fine pagina, e non vi cade la luce giusta per leggere bene, che possono annidarsi le sorprese più inaspettate.

Scrivere per me è quella sorpresa, 

Quella nota a piè di pagina che ho decido di sottolineare. 


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